domenica 18 aprile 2010

venerdì 16 aprile 2010

TRADITORE DELLA PATRIA (click)


Fare Schifo
Scritto da Barbara Di Salvo
venerdì 16 aprile 2010
Perché?
Questo mi chiedo, e sono sicura di non essere l’unica dei tuoi ex elettori a chiederselo.
Sì, ti ho sempre votato, ti adoravo, anche quando neppure si immaginava che potessi arrivare mai al governo, anche quando Berlusconi faceva solo televisione e tu facevi solo politica.
Da qualche anno le parti, però, sembrano essersi tristemente invertite e sei proprio tu ad aver smesso di far politica e sei diventato solo un uomo a caccia di titoli nei telegiornali.
Io davvero non ti capisco, nessuno dei tuoi ex elettori ti capisce e questo, scusami, ma mi sembra un enorme difetto per un politico che sognava da statista.
Se chi ti votava prima ancora dello sdoganamento, se chi ha continuato a votare te anziché Berlusconi anche negli anni successivi, oggi non ti capisce più, il problema è tuo, non nostro.
Scendi un attimo da quel piedistallo sotto una campana di vetro in una torre d’avorio in cui ti sei esiliato e guardati intorno.
Hai fatto terra bruciata. Hai perso un consenso elettorale incredibile e ancora non sembri aver capito perché.
Te la prendi con Berlusconi perché asseconda le richieste della Lega. Ti preoccupi del successo di Bossi e non hai ancora realizzato che i voti la Lega li ha portati via tutti ad AN, non a FI.
Sveglia! Possibile che te ne sia ancora reso conto? Possibile che tu non abbia ancora capito il motivo?
Fatti un giro sul tanto osannato territorio e vai a cercare i tuoi vecchi camerati. Li ritroverai quasi tutti in camicia verde.
No, non ti hanno tradito. Sei tu che hai tradito loro.
La colpa è solo tua, caro il mio “uomo delle istituzioni”, non è di Silvio che si coccola l’Umberto, ma tutta tua.
Non si tratta di alleanze, di fedeltà, di occupazioni mediatica, di poltrone, di chiacchiere.
No, caro mio. Si tratta di politica vera, fatta di ideali, di programmi, di passioni, di senso di appartenenza, di obiettivi comuni.
Tu dici che non vuoi copiare la Lega perché la gente preferirà sempre l’originale alla copia e non ti sei neppure reso conto che il vero originale era l’MSI, era AN, eri tu.
Non è stato un caso se la legge sull’immigrazione si sia chiamata Bossi-Fini. Ora la rinneghi, ma l’hai scritta quando ancora tu eri Fini e Bossi prendeva appunti.
Ti sei fatto scippare le idee e neppure te ne sei accorto.
Rileggiti i tuoi discorsi di 10/20 anni fa, rileggiti quelli di Almirante e confrontali con quelli dei leghisti di oggi.
Chi ha copiato chi?
Chi si opponeva all’immigrazione selvaggia e senza controllo?
Chi si preoccupava della sicurezza nelle città?
Chi pretendeva il rispetto delle regole e la punizione severa dei delinquenti?
Chi lottava contro la criminalità organizzata e appoggiava Falcone e Borsellino ben prima che li ammazzassero, quando tutti li ostracizzavano?
Chi difendeva le tradizioni cristiane, i nostri valori, le nostre radici, la nostra cultura, la nostra identità?
Chi lottava perché ognuno fosse responsabile personalmente delle proprie azioni?
Chi chiedeva che il libero mercato fosse contemperato con le esigenze sociali dei ceti più deboli?
Chi difendeva i prodotti e le imprese nazionali contro la globalizzazione?
La Patria! Santa pazienza, non te la sento nominare da anni.
Solo questo vi distingueva e tu, ingenuamente, ti sei fossilizzato sulle loro folcloristiche richieste di secessione e non ti sei accorto che l’unica differenza tra voi era l’ambito territoriale.
Loro volevano applicare i tuoi programmi solo al nord. Tu li volevi applicare a tutta Italia.
Tu hai finito per dimenticarti sia dei tuoi programmi che dell’Italia intera. Loro si stanno espandendo al sud.
Complimenti!
Anziché mantenere saldi i tuoi principi, che evidentemente tali non erano, anziché portare avanti con più forza i tuoi programmi, li hai abbandonati.
Così, da un giorno all’altro hai mollato il porto sicuro della tua storia politica e sei andato alla deriva.
Non dico neppure che sei andato a sinistra perché non sei convincente neppure in quel ruolo.
Semplicemente ti sei perso alla ricerca delle tue ambizioni.
Non quelle dell’Italia, non quelle dei tuoi elettori, ma solo le tue e, presumo, della tua compagna.
Dispiace constatarlo, ma quando si dice che un grande uomo ha sempre una grande donna vicino, tu sei l’esempio vivente. Il cambio ti ha distrutto.
Senza Daniela hai perso completamente consistenza, spessore, carattere e sei diventato il classico ultracinquantenne con la vanità esaltata dalla ragazzina di turno, che non riesce a vedere oltre le sue brame.
Nella tua cieca presunzione, eri convinto di essere carismatico, che i tuoi fedeli elettori ti avrebbero seguito anche mentre andavi a caccia di consensi nell’intellighentia sinistra, proprio quella che abbiamo sempre disprezzato.
All’inizio ci abbiamo magari provato. Ti stimavano, ti credevamo così intelligente che pensavamo che avessi chissà quale disegno politico.
Certo, ci stupivi. Faticavamo a digerire certe tue esternazioni, ma ti concedevamo ancora fiducia.
In fondo votare te significava comunque avere Berlusconi premier e credevamo che tu stessi studiando come uscire dalla nicchia per diventare un vero leader popolare.
Era inevitabile vederti smussare gli angoli, aprirti ai moderati, liberarti di alcuni scomodi scheletri del tuo passato.
Poi sei andato decisamente oltre e hai rinnegato il tuo passato, i tuoi ideali, i tuoi valori.
Hai rinnegato noi, i tuoi elettori. Ci hai traditi. Molto semplicemente.
E con dolore, con rammarico, se non con vero proprio schifo, come quello che provo adesso, abbiamo smesso di seguirti.
Perché quello che tu non hai capito è che non eravamo pecore che pendevano dalle tue labbra, ma persone che in quei valori credevano davvero.
Una volta che li hai abbandonati, noi abbiamo abbandonato te e ci siamo guardati intorno.
Tanti, i più moderati e liberali, hanno voluto e creduto nel PdL. Altri, i più duri e puri, perso l’originale, si sono naturalmente indirizzati verso la copia, la Lega.
E tu ancora ti stupisci se ha tanti consensi? Fenomeno, erano i tuoi voti quelli e sei stato solo tu a perderli.
Io davvero mi chiedo come uno come te abbia potuto perdersi così per la smania di potere.
Mi domando spesso se sullo scranno più alto di Montecitorio sia la scarsità di ossigeno a farvi uscire di testa.
La Pivetti da suora laica si è trasformata in bomba sexy dello spettacolo, tu e Casini siete diventati due macchiette da avanspettacolo.
Troppi riflettori? Troppo potere?
Perché io posso capire le tue ambizioni, posso capire che tu ti senta frustrato perché speravi che Silvio Highlander mollasse prima. Ci credevo e ci speravo anch’io che tu fossi il suo successore, ma quel posto non è mai stato tuo di diritto. Te lo dovevi guadagnare sul campo.
Nei bei tempi antichi, i bravi generali mostravano in battaglia il loro valore per essere eletti primi consoli. Però lo facevano combattendo per Roma, non per Cartagine. Forse questo ti è sfuggito.
Tu per chi combatti? Tu chi sei? Tu che vuoi?
Perché uno può anche essere disposto a seguirti, ma dovrà pur capire perché.
Smarcarti sempre, segnare la differenza a tutti i costi, essere politicamente corretto, fingerti super partes, può anche essere molto istituzionale, ma non mi trascini dalla tua parte neppure bendata.
Quali sono oggi i tuoi valori? Che programmi hai? Che Italia sogni? Cosa pensi di fare per gli italiani?
Abbi pazienza, ma sono anni che ogni 2x3 ti sento parlare solo di immigrati, di gay e di diritti delle minoranze.
Tutto molto nobile, interessante, ma, per curiosità, hai una qualche vaga idea anche per la maggioranza degli italiani?
Non te ne sento pronunciare una che sia una da tempo immemore.
Solo critiche, ma mai che siano costruttive, propositive.
Sei diventato di una noia mortale.
Vuoi andartene? Buon viaggio!
Non ci mancherai, perché ti abbiamo già perso tanti anni fa.
www.barbaradi.splinder.com

giovedì 15 aprile 2010

COME SI PUO' PERSEGUITARE LA CHIESA (click)

PEDOFILIA
March 28th, 2010 | Categoria: Antidoti
Sulla rassegna «I segni dei tempi» ho trovato questo articolo di Olavo de Carvalho, uscito su «O Globo» il 27 aprile 2002 e tradotto. Merita riportarlo quasi integralmente. «In Grecia e nell’Impero Romano l’uso di minori per la gratificazione sessuale degli adulti era una pratica tollerata e persino apprezzata. In Cina, i bambini castrati erano venduti a ricchi pedofili e questo è stato un commercio legittimo per millenni. Nel mondo islamico, la morale rigida che regola i rapporti tra uomini e donne sono spesso compensati dalla tolleranza circa la pedofilia omosessuale. In alcuni Paesi si è protratta almeno fino all’inizio del XX secolo, rendendo l’Algeria, per esempio, un giardino di delizie per i viaggiatori depravati (leggere le memorie di André Gide, Si le grain ne meurt). In tutti quei luoghi dove la pratica della pedofilia decadde, fu per l’influenza del cristianesimo – e praticamente solo per essa – che ha liberato i bambini da quel terribile giogo. Ma che ha pagato un pedaggio. È stata come una corrente sotterranea di odio e di risentimento che ha attraversato due millenni di storia, aspettando il momento della vendetta. Quel momento è arrivato. Il movimento di induzione alla pedofilia inizia con Sigmund Freud quando crea una versione caricaturale erotizzata dei primi anni di vita, una storia assorbita facilmente dalla cultura del secolo. Da allora la vita familiare, nell’immaginario occidentale, è sempre più stata vista come una pentola a pressione di desideri repressi. (…) Il potenziale politico esplosivo di questa idea è immediatamente utilizzato da Wilhelm Reich, psichiatra comunista che organizza in Germania un movimento per “liberazione sessuale dei giovani”, poi trasferito negli Stati Uniti, dove arriva a costituire, probabilmente, l’idea guida principale per la rivolta degli studenti negli anni ‘60. Nel frattempo, il Rapporto Kinsey, che ora sappiamo essere stato una frode in piena regola, distrugge l’immagine di rispettabilità dei genitori, presentandoli alle nuove generazioni come ipocriti malati o come occulti libertini sessuali.
L’arrivo della pillola e dei preservativi, che i governi stanno cominciando a distribuire allegramente nelle scuole, suona come il tocco di liberazione generale dell’erotismo dei bambini e degli adolescenti. Da allora l’erotizzazione dell’infanzia e dell’adolescenza si propaga dai circoli accademici e letterari alla cultura delle classi medie e basse attraverso innumerevoli film, spettacoli televisivi, “gruppi di incontro”, corsi sulla pianificazione familiare, annunci e tutto il resto. L’educazione sessuale nelle scuole diventa un incentivo diretto ai bambini e ai giovani a praticare ciò che vedono nei film e in televisione. Ma fin qui la legittimazione della pedofilia è solo insinuata, nascosta, in mezzo a rivendicazioni che la includono come conseguenza implicita. (…) Uno degli autori del Rapporto Kinsey, Wardell Pomeroy, pontifica che l’incesto “spesso può essere utile”.

Con il pretesto della lotta contro la discriminazione, i rappresentanti del movimento gay sono autorizzati a insegnare nelle scuole elementari i benefici della pratica omosessuale. Chiunque vi si opponga è stigmatizzato, perseguitato, licenziato. (…) È impensabile che una rivoluzione mentale tanto ampia, che si è diffusa in tutta la società, miracolosamente non influenzi una parte speciale del pubblico: i sacerdoti e seminaristi. Nel loro caso si è sommato alla pressione esterna uno stimolo speciale, ben calcolato per agire dall’interno. In un libro recente, Goodbye, Good Men, il corrispondente americano Michael S. Rose mostra che da tre decenni organizzazioni gay statunitensi stanno infiltrando loro membri nei dipartimenti di psicologia dei seminari per ostacolare l’ingresso dei candidati vocazionalmente forti e motivati per forzare l’ingresso massivo di omosessuali nel clero. (…) Molestati e sabotati, confusi e indotti, è inevitabile che prima o poi, molti sacerdoti e seminaristi finiscano per cedere al generale degrado nei confronti di bambini e adolescenti. E quando ciò accade, tutti gli esponenti della cultura moderna “liberata”, l’intero establishment “progressista”, tutti i media “avanzati”, in breve, tutte le forze che per cento anni sono andati spogliando i bambini dell’aura protettiva del cristianesimo per consegnarli alla cupidigia degli adulti cattivi, improvvisamente si rallegrano, perché hanno trovato un innocente sul quale scaricare la loro colpa. Cento anni di cultura pedofila, all’improvviso, sono assolti, puliti, riscattati davanti all’Onnipotente: l’unico colpevole di tutto è … il celibato sacerdotale! Il cristianesimo deve pagare adesso per tutto il male che ha impedito loro di fare. (…) Mai la teoria di René Girard sulla persecuzione del capro espiatorio come soluzione per il ripristino delle unità illusoria di una collettività in crisi, ha trovato una conferma così evidente, così ovvia, così universale e allo stesso tempo. (…)».

sabato 10 aprile 2010

PER IL POPOLO POLACCO (click)



Signore dona riposo ai morti e proteggi il Popolo polacco.

sabato 3 aprile 2010

mercoledì 17 marzo 2010

mercoledì 27 gennaio 2010

Il fascismo e gli ebrei

Contrariamente a quanto vuole una vulgata diffusa, il fascismo in quanto tale non perseguitò realmente gli ebrei, ed anzi prima delle leggi razziali numerosissimi ebrei aderirono al fascismo stesso. Anche dopo il 1939, Mussolini ed i fascisti non promossero alcun piano di sterminio nei loro confronti, ed anzi riuscirono a salvare molte migliaia di ebrei dalle deportazioni naziste.
Ben diverso fu invece il comportamento di dittatori comunisti, come Stalin o Tito. Il primo era un antisemita feroce, e progettava lo sterminio e la deportazione di tutti gli ebrei sovietici, ed ordinò personalmente l’eliminazione di molti di loro. Tito fece uccidere diverse migliaia di ebrei, alcuni dei quali dovevano la vita proprio all’esercito italiano ed ad ordini di protezione di Mussolini.



IL RAPPORTO FRA FASCISMO ED EBREI SINO ALLE LEGGI RAZZIALI DEL 1938
Dal nascita del fascismo, il 23 marzo del 1919, sino alle leggi razziali del 1938, i rapporti fra italiani di religione ebraica ed il movimento fascista furono nel complesso più che buoni. Basti dire che la percentuale di iscritti al PNF toccava il 10% dell’intera popolazione ebraica italiana: una quota superiore a quella media dei cattolici. L'anno dopo la stipula dei Patti Lateranensi fu adottata la cosiddetta Legge Falco sulle comunità israelitiche italiane, giudicata favorevolmente dagli stessi ebrei italiani
Numerosi ebrei ricoprirono alte cariche sotto il fascismo. Aldo Finzi, politico, per un certo tempo vicino a Gabriele D'Annunzio nell'Impresa di Fiume, divenne sottosegretario agli Interni del gabinetto diretto da Benito Mussolini e membro del Gran Consiglio Fascista. Dante Almansi ricoprì il ruolo di vice capo della polizia. Guido Jung venne nominato ministro delle Finanze fra il 1932 al 1935
Due generali della Milizia fascista furono ebrei: Maurizio Ravà, che divenne anche vicegovernatore della Libia e governatore della Somalia, e Giorgio Liuzzi, che fu anche uno dei comandanti del corpo italiano di spedizione in Spagna.
Numerosi furono gli ebrei combattenti per il fascismo. Durante scontri con esponenti della sinistra violenta, avvenuti fra il 1919 e il 1922, morirono tre ebrei: Duilio Sinigaglia, Gino Bolaffi e Bruno Mondolfo, poi proclamati “martiri fascisti”. Non meno di trecentocinquanta ebrei parteciparono alla marcia su Roma, e numerosi furono i volontari ebrei nelle guerre di Etiopia e Spagna, con diversi decorati, come Alberto Liuzzi, che ottenne la medaglia d’oro al valor militare.
I profughi ebrei tedeschi, dopo l'avvento del nazismo, vennero accolti senza ostacolo alcuno, ed anzi ottennero da Mussolini condizioni molto favorevoli d’ingresso, mentre altri paesi, come gli Usa od il Regno Unito, ponevano delle restrizioni notevoli all’arrivo d’ebrei tedeschi in fuga.




IL RAPPORTO FRA FASCISMO ED EBREI SINO DOPO LE LEGGI RAZZIALI DEL 1938


1. Le leggi razziali italiane imposte da Hitler. Mussolini non era un antisemita
Le leggi razziali furono sostanzialmente un’imposizione da parte del potente alleato germanico, e trovarono l’approvazione soltanto di una piccola minoranza dei fascisti stessi. Mussolini medesimo negli anni passati si era più volte ed apertamente dichiarato contrario all’antisemitismo ed al razzismo biologico, ed ebbe modo d’affermarlo anche in seguito, durante gli anni della RSI.
Mussolini aveva dichiarato, dalle colonne del Popolo d’Italia (1920): “In Italia non si fa assolutamente nessuna differenza fra ebrei e non ebrei; in tutti i campi, dalla religione, alla politica, alle armi, all’economia . . . la nuova Sionne, gli ebrei italiani, l’hanno qui, in questa nostra adorabile terra.” In seguito, in un suo discorso alla Camera, Mussolini dichiarò (13 maggio 1929): “Questo carattere sacro di Roma noi lo rispettiamo. Ma è ridicolo pensare, come fu detto, che si dovessero chiudere le sinagoghe o la sinagoga. Gli ebrei sono a Roma dai tempi dei Re; forse fornirono gli abiti dopo il ratto delle Sabine. Erano cinquantamila ai tempi di Augusto e chiesero di piangere sulla salma di Giulio Cesare. Rimarranno indisturbati” . Ancora, in un suo discorso in Piazza Prefettura del 6 settembre del ’34, lo statista romagnolo parlò di “trenta secoli di storia che ci permettono di guardare con sovrana pietà talune dottrine di oltr’Alpe, sostenute da progenie di gente che ignorava la scrittura nel tempo in cui Roma aveva Cesare, Virgilio, Augusto”
Nel febbraio del 1944, parlando con il professor George Zachariae, il suo consulente medico, Mussolini respinse le teorie antisemite naziste:: “Io non sono un antisemita […]Non posso approvare la maniera con cui è stato risolto in Germania il problema ebraico, perché i metodi adottati non sono conciliabili con la libera vita del mondo civile e ridondano a danno dell’onore tedesco“.


2. Limitazioni delle leggi razziali italiane
Le leggi razziali italiane non erano assolutamente paragonabili a quelle tedesche, ma risultano molto più moderate. Mussolini disse che dovevano “discriminare, non perseguitare”. Esse inoltre non contemplavano alcun progetto di sterminio, né mai avvennero stragi di ebrei ad opera di fascisti.
E’ bene anche ricordare che le leggi razziali non si applicavano a tutti gli ebrei, ma prevedevano:

“Nessuna discriminazione sarà applicata, escluso in ogni caso l’insegnamento
nelle scuole di ogni ordine e grado, nei confronti di ebrei di cittadinanza
italiana, quando non abbiano per altri motivi demeritato, i quali appartengono
a:
• famiglie di Caduti nelle quattro guerre sostenute dall’Italia in questo
secolo; libica, mondiale, etiopica, spagnola;
• famiglie dei volontari di guerra nelle guerre libica, mondiale, etiopica,
spagnola;
• famiglie di combattenti delle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola,
insigniti della croce al merito di guerra;
• famiglie dei Caduti per la Causa fascista;
• famiglie dei mutilati, invalidi, feriti della Causa fascista;
• famiglie di Fascisti iscritti al Partito negli anni 1919, 1920, 1921, 1922 e
nel secondo semestre del 1924 e famiglie di legionari fiumani.
• famiglie aventi eccezionali benemerenze che saranno accertate da apposita
commissione.”
Ancora, la loro applicazione fu scientemente osteggiata od impedita da fascisti stessi, per la sostanziale assenza di antisemitismo all’interno del PNF. Un attento storico dell’”Olocausto ebraico“, Mondekay Poldiel, egli stesso ebreo, ha scritto: “l’amministrazione fascista e quella politica, quella militare e quella civile si diedero da fare in ogni modo per difendere gli ebrei, per fare in modo che quelle leggi rimanessero lettera morta“. La stessa idea compare nel classico studio di Raul Hillber, “La distruzione degli ebrei d’Europa”: le leggi razziali in Italia rimasero per lo più lettera morta, perché i fascisti stessi non volevano applicarle.




LA PROTEZIONE OFFERTA DAL FASCISMO AGLI EBREI DALLE DEPORTAZIONI NAZISTE
Scrive Rosa Paini, ebrea, nel suo libro “I sentieri della speranza“: “Era la fine del 1939 e nasceva in Italia la “Delegazione Assistenza Emigrati” (DELASEM), un organizzazione ebraica che avrebbe salvato migliaia di israeliti profughi dai Paesi dell’Est Europeo e, in particolare, dalla Germania e dai territori che i nazisti andavano occupando (. . . ) “. La DELASEM nacque il 1 dicembre 1939, come associazione autorizzata dal governo fascista, per iniziativa di Dante Almansi e Lelio Vittorio
Valobra, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Unione delle comunità israelitiche in Italia. Scopo ufficiale era quello di assistere i correligionari stranieri allora profughi e internati in Italia ed agevolare l’emigrazione di almeno una parte di essi. […] gli ebrei stranieri rifugiatisi in Italia risultavano nella maggior parte privi dei più elementari mezzi di sussistenza. Tra il 1939 e il 1943 la DELASEM fu capace di assistere oltre 9000 rifugiati ebrei e di aiutare 5000 di essi di svariata nazionalità a lasciare l’Italia e raggiungere paesi neutrali (in primo luogo la Spagna), salvando loro la vita. Nel 1942 fu costituita a Firenze la “DELASEM dei Piccoli” con lo scopo specifico di dare assistenza ai bambini internati, offrendo loro libri, assistenza medica, giocattoli e vestiti. […] A Villa Emma a Nonantola il delegato DELASEM Mario Finzi in collaborazione con don Arrigo Beccari e il medico Giuseppe Moreale organizzò un orfanotrofio modello che accolse per circa un anno un gruppo di un centinaio di bambini dalla Germania e dai Balcani.”
Diversi funzionari fascisti durante la RSI protessero gli ebrei dalla deportazione: Perlasca (fascista), Guelfo Zamboni (console fascista a Salonicco), Giuseppe Castruccio (anch’egli console a Salonicco), Palatucci (questore di Fiume). Ognuno di questi salvò dalla deportazione migliaia e migliaia di ebrei. Costoro però non furono affatto dei casi isolati: un elenco completo dei fascisti che difesero gli ebrei negli anni 1943-1945 sarebbe lunghissimo, e si estenderebbe per migliaia di nomi. Bastino alcuni esempi.
Ferdinando Natoni, personalità fascista, si fece incontro da solo alle SS entrate nel ghetto di Roma per il rastrellamento, e richiese, ed ottenne, che se ne andassero, rilasciando anzi alcuni ebrei già catturati. Persino Roberto Farinacci, considerato uno dei fascisti più vicini al nazismo, nascose nella sua tipografia due ebrei: Emanuele Tornagli e la signora Iole Foà. Anche Giorgio Almirante, capo di gabinetto del ministro Mezzasoma, poi segretario storico del MSI, nascose in casa sua per due anni un’intera famiglia di ebrei torinesi, quella dell’ingegner Emanuele Levi. Mussolini in persona ordinò l’arresto, durante la RSI, di un gruppo di estremisti che consegnava ebrei ai Tedeschi in vista della deportazione.




UNA GRANDE OPERAZIONE DI SALVATAGGIO DI EBREI DIRETTA DA MUSSOLINI


1. La deportazione degli ebrei in Jugoslavia. Il ruolo degli alleati slavi dei Tedeschi
Come era già accaduto negli altri paesi dell'Europa orientale entrati nell'orbita del Terzo Reich, dopo il 1941 anche in Jugoslavia erano giunti gli «esperti» della VOMI (Volksdeutsche Mittelstelle), l'organizzazione creata da Alfred Rosenberg, il teorico del razzismo hitleriano, per procedere «alla ricerca e al richiamo del sangue tedesco». Questo programma si basava sull’idea, pseudo-storica e pseudo-scientifica, di una “razza germanica”, i cui membri si sarebbero dispersi in Europa, pur conservando al massimo la propria purezza nella “Deutschland”. Pertanto, era possibile rintracciare coloro che biologicamente appartenevano a questo ceppo razziale.
Il compito di questi pseudo-scienziati nazisti consisteva nell'individuare i «puri ariani di origine germanica», ritenuti mescolati nella popolazione locale, al fine di selezionarli e provvedere alla loro ri-germanizzazione. Per raggiungere il loro scopo, i membri del VOMI facevano ricorso a complesse procedure: esame dell'albero genealogico a partire dal 1785, studio delle correnti di emigrazione, e poi naturalmente aspetto fisico, misurazioni antropometriche, specie del viso e della scatola cranica ecc..
Incoraggiati dal dittatore croato Ante Pavelic che rivendicava per il suo popolo, del tutto assurdamente, un'«origine runica» (sic), gli «esperti» del VOMI raccolsero in Croazia un gran numero di presunti “Volksdeutsche”.
Essi ottennero di aggiungere al giuramento di fedeltà a Pavelic anche quello di fedeltà al Fuhrer e di appuntare sull'uniforme uno speciale distintivo con la croce uncinata.
Hitler stesso diede un impulso tale programma, poiché egli, da buon Austriaco, ambiva ad una germanizzazione dei territori sloveno e croato un tempo parte dell'impero asburgico.
L'appoggio di Pavelic alla ricerca di presunti membri della "razza germanica" fra i Croati aveva anche una precisa funzione nazionalistica, (per quanto possa apparire paradossale, essendo il popolo croato notoriamente slavo), che era rivolta sia contro i Serbi, sia contro gli Italiani. Lo stato croato di Pavelic inoltre si distinse per particolare ferocia nei confronti degli Ebrei, non inferiore a quella del III Reich stesso.


2. Aiuto italiano agli Ebrei perseguitati da nazisti e nazionalisti jugoslavi
Le operazioni di rastrellamento e deportazione degli Ebrei in Venezia Giulia e Dalmazia, oltre che nei territori di Slovenia e Croazia, furono appoggiate dai regimi nazionalistici locali e dai movimenti militari che li servivano: domobranci e belagardisti Sloveni, ustascia Croati diedero un grosso aiuto ai nazisti nella “soluzione finale”.
In particolare, lo stato croato di Pavelic rappresentò un caso unico fra i satelliti di Hitler, poiché costituì propri autonomi campi di concentramento per Ebrei (come quello famigerato di Jasenovac), come altrimenti soltanto il III Reich aveva fatto.
Gli Italiani, finché rimasero in Jugoslavia, tentarono in linea di principio di proteggere le popolazioni civili coinvolte in una guerra al contempo esterna ed interna. Ancora nel luglio del 1941, l'ambasciatore italiano a Zagabria, Antonio Casertano, informava Mussolini che si registravano continui incidenti fra italiani da una parte, tedeschi e ustascia dall'altra, «perché le nostre truppe danno evidenti e continue prove di simpatia nei confronti degli ebrei e dei serbi proteggendoli dalle accanite persecuzioni».
Da parte sua, il generale Ambrosio, comandante della 2a Armata, riferiva al comando supremo che “dal mese di giugno in poi la presenza delle truppe italiane è malvista soprattutto perché rappresentano uno scomodo testimone dei selvaggi massacri di cui si vergognano gli stessi croati”.


3. Lo studio di Shelah Menachem
E’ importante al riguardo il lavoro dell'ebreo dàlmata Menachem Shelah: "Un debito di gratitudine Storia dei rapporti tra E.I. e gli ebrei in Dalmazia (1941 - 1943)". Il Menachem, originario della Dalmazia ed in seguito divenuto professore di storia contemporanea all’università di Gerusalemme, spiega come il Regio Esercito salvò una moltitudine di ebrei dàlmati (oltre 10.000), che altrimenti sarebbero stati massacrati dagli ustascia. Non soltanto gli Ebrei furono salvati dal Regio Esercito, ma anche un gran numero di Serbi, scampati alle stragi degli ustascia grazie alla protezione offerta dall’esercito italiano.
Si riporta qui un brano dell’ “Introduzione” dell’opera di Menachem, scritta da Antonello Biagini, ordinario di storia dell’europa orientale a Roma:
“proprio nell'esaltazione del ricordo di quanti hanno tentato di difendere il più a lungo possibile i gruppi di ebrei che avevano trovato rifugio sotto la bandiera italiana - dal governatore Bastianini, al generale Roatta, ai diplomatici Pietromarchi e Ducci fino al ministro Ciano - che il lavoro di Menachem Shelah si viene svolgendo seguendo il cammino segnato dall'ampia documentazione conservata nell'Archivio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito e del Ministero Affari Esteri in Roma. Per l'originalità e attendibilità delle fonti cui attinge, questo volume, che ben si inserisce nella ricca letteratura storica e memorialistica jugoslava e italiana relativa all'Olocausto nei territori jugoslavi, offre una sua risposta ai quesiti che ancor oggi gli studiosi si pongono dinanzi al fatto che, mentre in altri paesi alleati o occupati dalle truppe del Terzo Reich le dimensioni dello sterminio furono più elevate, in Italia e nelle sue zone di occupazione la fase più cruenta della persecuzione antiebraica abbracciò solo i venti mesi che separano 1'8 settembre 1943 dalla fine del conflitto. 1'A. indica nell'opera di solidarietà svolta dal personale diplomatico e dall'esercito italiano - la sola risposta possibile. Mosso perciò dal desiderio di rendere un pubblico atto di ringraziamento a quanti, in quei lontani e bui anni di guerra, salvarono la sua vita e quella di altre centinaia di ebrei, Menachem Shelah riesce a destreggiarsi in una materia così spinosa e complessa”
Il Menachem, ebreo dàlmata poi divenuto professore di storia contemporanea all’università di Gerusalemme, riporta una gran mole di dati interessanti e positivi sulla presenza italiana nei Balcani Egli attesta la difesa delle popolazioni civili serbe dalle stragi compiute dagli ustascia croati:
Parlando di un’area della Dalmazia, il Menachem scrive che “vi vivevano in promiscuità serbi di religione greco-ortodossa e croati cattolici. […] Con l'avvento al potere degli ustascia la situazione cambiò: teste calde croate, sia del posto sia venute da fuori, attaccarono gli insediamenti serbi, saccheggiando e uccidendo con una ferocia inaudita. Le case serbe furono arse, i beni saccheggiati, uomini, donne e bambini messi a morte con terribile efferatezza. Quegli stessi croati che fino a quel momento avevano salutato cortesemente, anche se freddamente, i loro vicini serbi si univano ora all'orgia di sangue. […] I pochi militari italiani restati nella zona erano esterrefatti, e l'orrore da essi provato vedendosi costretti ad assistere a scene così inumane è documentato dalle decine di strazianti rapporti inviati in quel periodo al Comando e a Roma. In uno di tali documenti un ufficiale italiano racconta che dopo che la sua unità ebbe consegnato ai croati il villaggio in cui era accampata, apparve un prete croato che disse di essere il nuovo comandante. L'italiano chiese quali ordini il «nuovo comandante» avesse ricevuto dai suoi superiori e l'ustascia rispose: «Un solo ed unico ordine: sgozzare tutti i cani serbi». L'ufficiale italiano, che in un primo momento aveva creduto che quello volesse scherzare, fu subito inorridito vedendo che i croati già avevano iniziato il macello. In breve tempo tutti i serbi del posto furono uccisi. In quel periodo, gli italiani cercarono di proteggere contro gli ustascia i serbi e gli ebrei locali e in mancanza di direttive ufficiali, i comandi delle diverse unità militari operarono di propria spontanea” (Menachem, Ibidem, p. 41)
L’esercito italiano quindi prestò aiuto e protezione ai Serbi dinanze alle pratiche genocide dei Croati (che sterminarono centinaia di migliaia di Serbi nel conflitto, per lo più civili), sia sulla base di direttive precise delle proprie autorità politiche e militari, sia per iniziativa spontanea dei comandanti locali.
Il Menachem ricorda come gli Italiani, che stavano cercando in ogni modo di salvare gli Ebrei dallo sterminio, furono costretti ad internare alcuni di loro ad Arbe, fingendo di volerli poi deportare nei lager tedeschi. Si trattò di una misura strumentale all'inganno delle autorità germaniche, ma che non comportò perdite di vite umane fra la popolazione ebraica. Il Menachem dedica un intero capitolo al campo di Arbe, ed al buon trattamento ivi ricevuto. “L'internamento degli ebrei nel campo di Arbe provocò, senza dubbio, un peggioramento della loro situazione e inflisse loro un grave colpo. Prima la stragrande maggioranza dei profughi era alloggiata in alberghi, in pensioni e in case private, mentre ora essi si trovarono tutti ammucchiati in un campo approntato in gran fretta, carente di strutture atte ad ospitare a lungo una folla in cui il numero dei vecchi, delle donne e dei bambini era molto elevato. Di ciò non si devono incolpare gli italiani, che avevano fatto tutto il possibile per migliorare le condizioni esistenti nel campo e soprattutto non dobbiamo dimenticare di porre il campo di Arbe a confronto con «i migliorí» tra i Lager tedeschi o i campi croati. Anche ad Arbe l'atteggiamento tenuto dalle autorità nei riguardi degli internati fu cordiale e i comandi preposti al campo fecero tutto il possibile per alleviare le sofferenze dei loro «prigionieri» senza mai interferire nella vita interna del campo, la cui direzione era affidata a persone elette dagli stessi internati fra di loro.”
E’ importante inoltre ricordare ciò che il Menachem osserva sul ruolo dei vertici del fascismo in tali decisioni. Sulla base di un’amplissima documentazione di documenti ufficiali, lettere, telegrammi ecc. egli può dimostrare come Mussolini, il ministro degli Esteri Ciani e molte altre altissime personalità fasciste fossero a conoscenza diretta del salvataggio degli ebrei compiuto ad opera dell’esercito, ed anzi si fossero impegnati personalmente affinché avesse buon fine. Mussolini in particolare si preoccupò di salvare il maggior numero possibile di ebrei dalla deportazione nei lager, e diede precise disposizioni ai comandanti militari della Dalmazia.


Si deve quindi concludere che il fascismo in quanto tale non progettò mai lo sterminio degli ebrei, e neppure li perseguitò, tranne che nel periodo delle leggi razziali, approvate su imposizione tedesca e contrastate dalla stragrande maggioranza dei fascisti, tanto che lo stesso Mussolini evitò di farle applicare con rigore. Inoltre, i fascisti salvarono un gran numero di ebrei dalla deportazione.

Sull'argomento, esiste un'amplissima bibliografia. Basti ricordare Renzo De Felice (il maggior storico del fascismo), Leon Poliakov e Raul Hillberg (due fondamentali storici sull'antisemitismo e l'olaucasto), Shelah Menachem, lo storico israeliano che ha documentato il salvataggio di migliaia di ebrei ad opera di Mussolini e dell'esercito italiano. Sono solo una parte dei molti storici che hanno approfondito l'argomento qui presentato succintamente.

mercoledì 13 gennaio 2010

venerdì 8 gennaio 2010

L'UOMO CHE APRI' LA STRADA ALLA VERA REPUBBLICA ITALIANA (click)

BETTINI CRAXI
Se non ci fosse stato lui non avremmo oggi un Governo che ci condurrà ad una vera Repubblica, in cui il Popolo sarà veramente sovrano

domenica 27 dicembre 2009

BRUNO CONTRADA

Questa una significativa lettera che Bruno Contrada scrisse dal carcere militare del Forte Boccea :

mercoledì 23 dicembre 2009

Il Meraviglioso Inno dei Sardi

Dedicato ai nostri Soldati ad Herat.
Buon Natale e buon Anno,

martedì 22 dicembre 2009

AUGURI PRESIDENTE BERLUSCONI


Tanti auguri, per lei e per noi.
Glieli porgo con le parole di Francesco Forte, che meglio di me sa esprimere sentimenti e aspettative.
Buon Natale e Buon Anno

Lettera al Presidente

Caro presidente, le porgo gli auguri per il Santo Natale interpretando il pensiero e l’animo dei lettori della mia rubrica, una rete di spiriti liberi che la ammira.

Sappiamo che lei nonostante tutto è sereno e lieto perché i suoi figli, la sua famiglia sanno che sta bene nello spirito e nel fisico nonostante la brutta botta subita inaspettatamente nella piazza principale della sua città. Una sera, che doveva essere di festa, è diventata di dolore e di angoscia.

Ci ha molto rattristato vedere il suo volto coperto di sangue, intuivamo il suo tormento fisico e quello morale e ci siamo sentiti accanto a lei, solidali. Avremmo voluto gridarlo, contro chi esultava sui blog, perché ciò non si ripeta né contro di lei né contro alcun altro. Lo facciamo ora, il nostro non è solo un grido di rabbia, è soprattutto un grido di simpatia. Abbiamo anche ammirato la forza d’animo con cui lei ha reagito, sin dal primo momento, presentandosi, ferito, ma ritto in piedi, al pubblico, sul predellino della sua auto, per calmare la folla e far sapere a tutti, in primis alla sua famiglia, che lei era in salute e non ci si doveva agitare.

Gli anni di piombo non devono tornare neanche in versione ridotta o modificata. Però gli attacchi contro di lei sono continuati. Non bisogna cadere nel tranello della escalation di chi grida di più. Ma non bisogna neppure rinunciare alle linee di riequilibrio, necessarie per la governabilità. Mentre noi meditavamo sul come esprimere queste idee, lei ci ha aiutato a farlo, con il suo messaggio che invita al reciproco rispetto e, per attuare la distensione, chiede la cooperazione delle forze politiche dell’opposizione. Non pensavamo che la sua ripresa di azione politica fosse così rapida perché i medici le avevano raccomandato un periodo di risposo di dieci giorni. Il messaggio ha dimostrato che lei è capace di perdonare, cosa in genere più facile a dirsi che a farsi. Ed ha aperto una nuova fase. Ora però una parte degli interlocutori dell’opposizione che avevano auspicato il dialogo si sono tirati indietro. Oppure hanno posto condizioni ambigue che consentono loro di ritirarsi ogni volta che la collaborazione comporti non solo concessioni da parte sua, ma anche da parte loro. E quelli che hanno acconsentito al dialogo in modo meno ambiguo vengono contestati dal proprio partito e quindi sono costretti a muoversi in modo più cauto di quello che desidererebbero. Però siamo certi che lei andrà avanti nella linea enunciata. E ciò anche se una parte dell’opposizione dopo l’attentato contro di lei, ha alzato i toni sostenendo che l’accaduto è colpa sua. Lo hanno fatto un po’ perché ubbidiscono a impulsi irrazionali, dettati dalla bile anziché dal cervello. E un po’ perché stanno recitando una parte che sino ad ora ha reso loro in voti e in soprattutto in comparizioni mediatiche di cui si beano. Ma soprattutto hanno alzato ancora i toni perché cercano di farle perdere la pazienza. Sappiamo che ciò non sarà possibile perché lei a differenza di molti di loro, sa pazientare.

La conosciamo così, come una persona pragmatica, che crede che il rispetto reciproco sia cosa buona e utile a tutti ma che non si fa "menare per il naso". Siamo anche contenti del fatto che lei si sia già messo al lavoro, discutendo con Bossi e Tremonti, il fido alleato e il suo collaboratore che gestisce il bilancio nazionale nel periodo difficile in cui l’Italia vive e da cui sta uscendo in buone condizioni, grazie anche alla vostra condotta prudente. Poi forse arriverà Gianfranco Fini, un altro califfo. E’ bene che la concordia interna sia ristabilita ,fra i big della coalizione di governo, se si vuole che ci sia il dialogo con l’opposizione. Una famiglia che si mostra discorde non può chiedere alle altre del condominio con cui ha una controversia, di collaborare per decidere insieme le cose di comune interesse, ferme restando le divergenze negli altri ambiti. Però ci sono molte altre persone della sua équipe che hanno lavorato bene nel suo governo e nel parlamento, che ci piacerebbe che lei ricevesse, anche se sappiamo che ciò le può rubare qualche ora a quelle che lei ha programmato per la famiglia. A noi paiono bravi giocatori, della squadra di cui lei è il capitano e sappiamo che lei lo pensa.Vorremmo un riconoscimento palese, per dare a tutti entusiasmo.

Sopratutto ci attendiamo che dopo avere aperto la pagina del dialogo sulle grandi e piccole riforme istituzionali riguardanti la giustizia, lei apra, con la sua squadra, anche un’altra pagina. Quella delle iniziative del secondo tempo della politica economica e sociale, nazionale e internazionale, con lo sguardo rivolto al paese e a tutto il suo elettorato, dal vertice alla base. I suoi consensi, dopo il fatto di Milano, sono aumentati di parecchi punti percentuali. Questo sta scritto nei sondaggi che le vengono consegnati e noi lo percepiamo nella gente che frequentiamo. Ciò le darà maggior forza politica. Inoltre c’è una stella nel cielo, che brilla più del solito perché nel freddo gelido di queste giornate, c’è una novità che si ripete ogni anno la notte di Natale. Guardando quella stella ci diamo la mano fra di noi e le rinnoviamo i più fervidi auguri.

lunedì 21 dicembre 2009

sabato 19 dicembre 2009

giovedì 17 dicembre 2009

Chi grida al tiranno legittima il "tirannicidio" (click)

di Marcello Veneziani

In democrazia è ammesso uccidere un dittatore: così i Di Pietro e le Bindi hanno legittimato l'attentato a Berlusconi. Ma d'ora in avanti chi definisce un "regime fascista" questo governo se ne deve assumere le responsabilità

Al di là della campagna d’odio e d’insulti contro Berlusconi che ha l’alibi di essere reciproca, c’è un motivo preciso e unilaterale che basta da solo a legittimare la violenza contro il premier: è l’accusa, rivolta da Di Pietro, un pezzo di sinistra, varia stampa, tv e intellettuali, di essere un tiranno. D’ora in poi dev’essere chiara una cosa: chiunque definisce tirannide o regime fascista il governo di Berlusconi si assume la responsabilità politica e civile di mandante morale delle aggressioni subìte da Berlusconi e di ogni altro eventuale attentato.

Perché si sa che per abbattere il tiranno è ammesso anche il tirannicidio, lo dice anche la giurisprudenza liberale e democratica. In difesa della libertà e dei diritti umani si può anche uccidere il dittatore. Saddam docet. E se si giudica tiranno Berlusconi, se lo si definisce pubblicamente in questo modo, si legittima l’attentato contro di lui e si ritiene lecita ogni violenza pur di eliminare il despota. Se Berlusconi eguale Mussolini, poi, è possibile anche fare di Piazza Duomo un nuovo Piazzale Loreto perché è ammesso perfino il massacro e lo scempio del dittatore, secondo i medesimi civilissimi, democraticissimi e umanissimi signori. Ora torniamo al caso nostro, a Berlusconi.

L’evidenza della realtà smentisce che siamo anche vagamente in una dittatura. In una tirannide chi esprime queste accuse al tiranno viene infatti perseguitato, incarcerato, eliminato; invece assistiamo da svariato tempo a libere denunce televisive e giornalistiche di tirannide del governo Berlusconi senza alcun effetto nei confronti di chi lo denuncia, sia esso politico, giornalista o semplice cittadino. Persino i precedenti aggressori di Berlusconi non sono stati neanche ventiquattr’ore in carcere e chi lo ha aggredito verbalmente in tribunale ha ricevuto pure il plauso della magistratura perché la sua critica aveva utilità sociale, con la lode aggiuntiva di averla pronunciata in tribunale. La smentita più evidente che siamo in una tirannide è l’incolumità assoluta di chi pronuncia questa dura accusa, il suo permanere indisturbato nel pieno esercizio del suo ruolo di oppositore, giornalista e ospite televisivo. Una tirannide, anche velata, non ammette il dissenso, soffoca le voci ostili, sopprime i suoi avversari.

Da noi invece coloro che dicono di trovarsi in una dittatura si presentano tranquillamente alle elezioni, aumentano perfino i loro consensi mentre perdura la presunta dittatura; esternano quotidianamente e con grande risonanza pubblica, camminano indisturbati per le strade, nessuna sopraffazione, manipolazione o pressione impedisce il libero esercizio della loro denuncia. Ora, dopo aver accusato il premier - oltre che mafioso, buffone, corrotto, erotomane e altro - di essere tiranno e dittatore fascista, e perfino coinvolto nelle stragi di mafia, sia ben chiaro a tutti che ogni atto violento troverà in questa accusa così palesemente falsa e tendenziosa, atta a turbare l’ordine pubblico, la sua origine e il suo mandante, politico, morale e culturale. Questo sia ben chiaro in modo particolare alla sinistra radicale, alla stampa e alla tv giacobina, ai delinquenti di facebook che inneggiano a quel criminale, ai dipietristi che parlano di dittatura fascista, alle rosybindi e a tutti coloro che usano simili espressioni per demonizzare e abbattere Berlusconi. Solo un irresponsabile può parlare di dittatura.
Lo scrivevamo già prima che accadesse il fattaccio, denunciando la settimana scorsa il clima; ma oggi c’è la dimostrazione evidente, le parole si sono fatte sangue. Così come solo una bestia idiota e feroce può dire davanti alla maschera di sangue di Berlusconi: non faccia la vittima. Bestia idiota perché nega l’evidenza atroce e sanguinosa della realtà, bestia feroce perché riesce a non provare neanche un filo di umana e cristiana pietà di fronte al viso tumefatto e insanguinato di una vittima della violenza e dell’odio. Ho letto articoli decisi nella condanna del gesto, in questi giorni, ma ho letto anche articoli ipocriti che velavano l’odio e quasi il compiacimento per l’accaduto con un’untuosa e affettata solidarietà; e ne ho letti perfino di spregevoli (per esempio quello di Alberto Statera su la Repubblica). Ora vorremmo un ritorno alla serietà, un ritorno al senso dello Stato, una presenza incisiva delle istituzioni e delle forze dell’ordine. Vorremmo che il governo governasse, punto e basta.

In piena sovranità, in piena legittimità, con un pieno mandato popolare, senza doversi perdere fra le trame e gli attentati giudiziari e stradali, parlamentari e istituzionali, di questi ultimi mesi. Un periodo di operoso silenzio e di tacito recupero della fiducia nell’azione del governo, delle istituzioni e delle forze dell’ordine. Un atto di responsabilità generale che isoli la violenza e non incoraggi la vendetta, con la certezza che entrambe sarebbero stroncate con la dovuta energia. Mi sono rifiutato di partecipare al programma Annozero di Santoro previsto sull’argomento. Da tempo rifuggo la tv rissosa e faziosa, rifiuto di partecipare a programmi fatti apposta per scannarsi (e mi sottraggo pure allo scemeggiare della tv fatua, che ogni tanto vuol darsi una tintura di impegno civile e culturale).

Non sono il burattino o il mastino di nessuno, e perciò non vado a eccitare le tifoserie o a farmi eccitare per inveire; e non amo nemmeno godermi in poltrona altri burattini e mastini all’opera. Vorrei che finisse nel nostro Paese il piacere della corrida tra umani, il gusto della rissa in video e in pubblico, vorrei che fossero disertate da attori e spettatori queste immonde sceneggiate, che cadessero in un nauseato silenzio. Vorrei tornare alla civiltà del pensare e dell’agire, allo stile e all’educazione, al rispetto e alle idee; una comitiva di profughi dall’Italia, senza permesso di soggiorno.

martedì 15 dicembre 2009

Lettere deliranti contro Berlusconi

Da alcuni mesi mi sono iscritto su “Facebook”, avendomi richiesto alcuni amici di aiutarli nella loro attività politica svolta all’interno di tale spazio virtuale. Quale loro collaboratore, sono co-amministratore di alcuni siti, tutti politicamente schierati ed anti-comunisti.
Anche se lettere vagamente minatorie ed offensive mi erano pervenute già in passato, speditemi direttamente al mio indirizzo impiegato su Facebook od a quello dei siti a cui partecipo, dopo l’attentato a Berlusconi mi sono giunte una pletora di missive intrise di collera ed odio.
Ne riporto stralci di alcune, tanto per dare un’idea del contenuto
Un tale, che si firma “Renato Curcio” (si è scelto un bel pseudonimo!), scrive:
“Questo [l’attentato a Berlusconi] è solo l’inizio […] torneranno le Brigate Rosse, torneranno i partigiani. Finirete tutti appesi a piazzale Loreto, sporchi fascisti razzisti borghesi. Ricordatevi dei fratelli Cervi che avete ammazzato.”
Un altro, che si firma “Tito”, dichiara:
“Berlusconi, Bossi, La Russa, Tremonti, Brunetta: tutti dentro alle foibe con una bandiera tricolore infilata nel ****”
Una lettera, la più violenta di tutte, non può essere riportata, perché contiene una filastrocca di oscenità davvero turpi. L’autrice mi pare una donna con seri problemi mentali, poiché non riesco ad immaginare un essere umano psichicamente sano, seppure in preda all’odio, che possa scrivere cose simili. La sua missiva contiene scurrilità e volgarità contro Berlusconi, Carfagna, Gelmini e Brambilla, con un linguaggio irripetibile, oltre ad auspicare una morte lenta e dolorosa del Presidente del Consiglio. Chi ha steso la lettera pare avere scarsa dimestichezza con la lingua italiana, causa i numerosi e grossolani errori grammaticali (ad esempio, scrive diverse volte “un’uomo” con l’apostrofo) ed alcune espressioni dialettali inserite nel testo.
Non manca chi, senza inneggiare all’aggressione ed al tentato omicidio, tende subdolamente a giustificarli.
Un signore (adopero questo termine nella sua accezione più estensiva), afferma, meno aggressivo e più mellifluo di altri, dichiara:
“Hai saputo dell’attacco a Berlusconi? Sei triste, eh? Hai versato qualche lacrimuccia? Io invece ho trascorso una serata [il giorno dell’attentato] stupenda. Ero felice, tanto felice, ed ho fatto sesso con la mia compagna con vera goduria, pensando alla faccia sanguinante e pesta del Cavaliere”
Una signorina piuttosto giovane (ammesso che la fotografia che appare su Facebook sia realmente la sua) mi scrive sulla posta privata dicendomi che parlare di opporsi alla violenza degli estremisti di sinistra costituisce di per sé un atto di violenza, e sostiene tale posizione con un ragionamento a dir poco contorto e sofistico.
Non mi risulta che nessun presidente del Consiglio di sinistra sia mai stato aggredito fisicamente da nessun estremista di destra qui in Italia, ed ignoro perché invitare ad opporsi alla violenza comunista rappresenti ipso facto un “atto di violenza”.
Il breve spaccato che queste lettere, e molte altre che non riporto, offrono della mentalità diffusa presso numerosi militanti di sinistra mi conduce a chiedermi quanto grande sia l'intensità dell'odio, irrazionale e talora patologico, verso l'attuale governo ed i suoi rappresentanti diffuso presso gli estremisti comunisti d'Italia.
Marco De Turris

lunedì 14 dicembre 2009

L'ATTENTATO AL PREMIER (click)


Siete tutti colpevoli

Scritto da Barbara Di Salvo
lunedì 14 dicembre 2009

Non nascondetevi dietro le chiacchiere di circostanza. La colpa è vostra e lo sapete bene. Siate uomini e abbiate il coraggio di fare un pubblico esame di coscienza e vergognatevi davanti all’Italia ed a tutto il mondo.

Di Pietro, a te forse è inutile chiederlo, ma se ti è rimasto un briciolo di coscienza (non dico umana, ma almeno civile) sei il primo a dover chiedere scusa per quello che è successo ieri.

L’istigatore del matto sei tu, ma tu niente, continui imperterrito nella tua linea. Allora ammettilo apertamente che lo vuoi vedere morto, che è solo questo il tuo obiettivo.

Travaglio, Grillo, Santoro, Scalfari, D’Avanzo e Repubblichisti vari (repubblicani non ve lo meritate di certo), la lista è lunga, siete voi i pazzi che hanno armato la mano di quell’idiota.

Non nascondetevi dietro il gesto di un pazzo. Se un idiota qualsiasi si sente autorizzato ad un atto del genere è perché voi lo avete spinto a credere che questa fosse l’unica via possibile per la democrazia. Lui, povero ignorante, incapace di comprendere che il vostro aizzare le folle contro il nemico pubblico numero 1 è l’esatto contrario della democrazia, e porta dritti alla dittatura, quella vera.

Siete voi che dovreste essere tutti arrestati per istigazione a delinquere. Questo è il vero terrorismo, questo è l’attentato alla democrazia, questo porta alla guerra civile, alla dittatura che nasce dal caos che voi volete creare.

È questo che volete? Volete la piazza? Volete il terrorismo? Volete la violenza? Volete le barricate?

Allora uscite allo scoperto, non nascondetevi dietro le vostre penne infami e ditelo apertamente che volete il colpo di stato.
Siamo pronti a combattere, se è questo che volete.

Perché la violenza genera violenza. È un’ovvietà di cui non posso credere che non vi rendiate conto.

E poi come pensate di fermarla? Il giorno in cui ci troveremo di nuovo a metterci le bombe ed a spararci a vicenda, come pensate di uscirne? Volete dare il Paese in mano ai giudici, gli unici che, senza alcun mandato popolare, sono secondo voi in grado di comandare l’Italia?

Volete Di Pietro dittatore? Volete un novello Robespierre che ci ghigliottini tutti nel terrore?

Perché non vedo davvero cos’altro vi possa spingere a questo odio se non questo obiettivo finale?

Perché sarebbe ancora più tragico se non aveste almeno un obiettivo. Sareste solo dei pazzi spinti dall’odio personale e non me lo spiego.
E Casini, per cortesia, non ti nascondere dietro la viscida ipocrisia di cui sei maestro. Tu non sei meno colpevole, così come il tuo gemello diverso Fini.

Da Di Pietro vi differenzia solo l’educazione del linguaggio, ma i contenuti sono identici.

Voi che non esitate a pugnalare alle spalle chi vi ha creato, vi ha fatto crescere e vi ha tolti dall’anonimato a cui eravate destinati, voi senza spina dorsale, talmente presuntuosi da credervi migliori di lui e di tutti noi che lo votiamo.

Non mi disgustate meno di quel dittatore in embrione con cui giusto due giorni fa pensavate di allearvi per far fuori l’uomo che tutti detestate.

Almeno Di Pietro una personalità ce l’ha. Voi sapete solo vivere di riflesso alla corte del potente di turno.

Siete convinti che la guerra la stiano vincendo i magistrati e vi preparate a correre sul carro del loro vincitore già designato da 15 anni.
No, non andrà a finire così, non può finire così. Gli italiani non lo permetteranno. Fatevene una ragione! Ma come potete pensare di sottometterci ai giudici? Silenziosi di sicuro, ma deficienti no di certo.

Non siamo un popolo di idioti che segue il flauto magico, come ci dipinge quell’altro colpevole di Bersani. Possibile che non ci capiate?

L’ignoranza, cari maestrini da strapazzo, non sta dalla nostra parte, ma dalla parte di chi si lascia influenzare dalle vostre follie.

Ed è proprio l’ignoranza delle vostre folle, la bomba atomica che state maneggiando con una leggerezza angosciante.

Ma possibile che non vi rendiate conto di quanto le vostre parole siano armi pericolose se sparate nel cervello degli ignoranti.
Voi le conoscete le dittature, se non le avete vissute, almeno le avete studiate. Sapete a cosa ha portato la rivoluzione francese, voi dovete saperlo che Hitler, Mussolini o Videla non hanno nulla a che spartire con l’Italia di oggi.

I vostri idoli Fidel Castro, Lenin o Stalin non potete non averli almeno studiati. Voi sapete cosa significa la democrazia, conoscete il significato di dittatura, l’assenza di libertà, non solo di espressione, la violenza dello Stato sul popolo inerme, le deportazioni, le purghe, la stampa di regime, la censura.

Voi lo dovete sapere, maledetta miseria, che l’Italia ha eletto democraticamente il proprio Presidente, che qui la libertà di dire le vostre stronzate nessuno ve la toglie, e addirittura ne abusate. Voi siete consapevoli che, per quanto possiate disprezzarci e disprezzare lui, nessuno si è mai sognato di arrestarvi o di picchiarvi per le fesserie che inculcate nelle menti ignoranti.
E allora proprio voi che ignoranti non siete, smettetela di paragonare Berlusconi a un dittatore. Piantatela di dire che si comporta da monarca assoluto, che è in gioco la democrazia, che vuole instaurare una dittatura, che sta tornando il fascismo.

Perché era inevitabile che prima o poi un idiota vi prendesse sul serio e non capisse che stavate solo esagerando perché non siete in grado di trovare altri argomenti per sconfiggerlo politicamente.

La personalizzazione dello scontro politico a questo porta. Era già tutto previsto.

Gli ignoranti finiscono per credervi, si fidano di voi, vi prendono sul serio. Loro che non sanno cos’è una dittatura, che non capiscono a cosa porta il terrore, che non si rendono conto che le vostre sono solo iperboli, vi prendono in parola.

E, poveri idioti, sono davvero convinti che Berlusconi sia un dittatore.

Loro che non sanno cosa significhi la democrazia, che non capiscono il valore di un voto liberamente espresso, sono convinti davvero che l’unico modo di fermarlo sia la distruzione fisica.

Di fronte a voi, buoni solo a chiacchiere, pensano stupidamente di essere autorizzati a fare quello che voi istigate, a mettere in pratica l’odio che avete scatenato.
Fermatevi ora finché siete in tempo. L’odio genera odio. Dalla violenza nasce solo più violenza. È inevitabile, è una legge di natura, è lo spirito di sopravvivenza.

Ci state portando alla guerra civile e ne siete gli unici responsabili.

Perché finiremo per reagire anche noi, non pensate che subiremo silenziosi un colpo di stato o piangeremo inermi la morte di Berlusconi, se mai un altro folle dovesse darvi retta.

Reagiremo e ci difenderemo, difenderemo il nostro voto e sarà scontro.

Io non lo voglio. Detesto la violenza, mi fa paura l’odio, lo so che sarà la fine dell’Italia, ma non costringeteci a difenderci.

Fermatevi finché potete. Aprite gli occhi. Fatevi un esame di coscienza. Pentitevi.

Non nascondetevi dietro a quella solidarietà pelosa, smettetela di addossare la colpa alla follia di un idiota. Lui è vostro figlio. Riconoscetelo.

Uno, almeno uno di voi, abbia il coraggio di uscire allo scoperto e dire: “Italiani, vi chiedo scusa, ho esagerato, la colpa di quello che è successo a Berlusconi è anche mia e me ne assumo interamente la responsabilità. Ora basta! È arrivato il momento di riprendere la lotta politica combattendo le idee e non l’uomo. È stato un mio errore e me ne pento.”

Uno, almeno uno, avrà il coraggio?

Uno, almeno uno, dimostrerà di essere uomo?

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Silvio Berlusconi aggressione al Premier .wmv

IO STO CON SALLUSTI (click)

L’AGGRESSIONE CONTRO IL PREMIER
di Alessandro Sallusti

Berlusconi il dittatore, il fascista, il tiranno, il monarca assoluto da abbattere a qualsiasi costo. Parole di Antonio Di Pietro, e non soltanto sue. Il fronte dell’odio anti Cavaliere ha incassato il primo risultato. Tradita pochi giorni fa dal mafioso Graviano che non ha sganciato la prevista bomba atomica contro il premier, la ben assortita compagnia democratica e costituzionale si è parzialmente rifatta grazie a Massimo Tartaglia, 42 anni da Cesano Boscone, provincia di Milano, il pazzo che ieri sera ha provato ad eseguire l’ordine di liberare il Paese dalla scomoda presenza del premier. È successo a Milano, piazza Duomo, alla fine del comizio di apertura della campagna elettorale per le Regionali. Tartaglia ha affrontato il premier scagliandogli in pieno volto un pesante oggetto. Ora Berlusconi è ricoverato in ospedale: ha perso molto sangue, ha lesioni esterne e interne alla bocca, due denti fratturati, il setto nasale incrinato più ematomi vari.
Il fatto che l’aggressore abbia problemi psichiatrici non attenua neppure di un millimetro la gravità dell’accaduto e le responsabilità politiche. Di matti è pieno il Paese, da sempre, ma mai a uno squinternato era venuto in mente di attentare alla vita di un primo ministro. Non è un caso che ciò sia successo proprio oggi e proprio contro Berlusconi. È evidente che anche i mattacchioni leggono i giornali, guardano la televisione, si abbeverano alle tesi di La Repubblica, dei Santoro, dei Travaglio, dei Di Pietro. Ecco alcune perle degli ultimi giorni. Di Pietro: «Berlusconi non può fare come gli pare o rischia una azione violenta». Bersani, capo della sinistra: «Se il premier strappa, avrà reazione dura». Casini (annunciando una alleanza con Di Pietro): «Contro Berlusconi potrebbero esserci delle sorprese».
Ieri sera sono stati tutti accontentati. Di Pietro, il più feroce di tutti, non ha fatto marcia indietro: Berlusconi se l’è cercata, è un provocatore, ha dichiarato. È in momenti come questi che l’ex pm dà il meglio di sé. Come ai bei tempi di Tangentopoli lui gode a vedere la gente soffrire, in cella o in piazza è uguale. Per lui una vita vale meno di un falso in bilancio. Se uno scrivesse che rappresenta la feccia del Paese verrebbe querelato. Gli altri invece si sono affrettati a dichiarare solidarietà incondizionata. Su quella della sinistra stendiamo un pietoso velo, ma quanto vale la solidarietà di Casini che pur di abbattere, politicamente parlando, il Cavaliere è pronto a dare il suo sostegno elettorale a Di Pietro? E quella di Fini, che ridendo con un procuratore aspettava divertito che il killer Spatuzza lanciasse la sua bomba atomica contro il premier monarca assoluto che non rispetta le istituzioni?
Non sono domande retoriche. Più si dà copertura alla campagna di odio della sinistra, per mere questioni di potere personale, più anche le frange estreme si sentono protette politicamente. Perché in piazza Duomo a Milano non c’era soltanto il pazzo Tartaglia. Centinaia di ragazzotti, sventolando Il Fatto, quotidiano di Travaglio che anche ieri riproponeva la tesi di Berlusconi capo della mafia, si sono infiltrati tra la folla del Popolo della libertà, urlando slogan contro il premier dittatore e mafioso. E vien da chiedersi come mai il questore e i servizi abbiano permesso tanto, dimostrandosi assolutamente incapaci di proteggere la libertà di espressione del partito di maggioranza oltre che la vita del primo ministro.
No, la violenza contro Berlusconi non è stata un caso, una tragica fatalità. C’è una regia e una strategia che passa anche per giornali, segreterie politiche e trasmissioni televisive irresponsabili. Se la solidarietà di ieri sera ha un senso, Fini e Casini devono immediatamente togliere qualsiasi legittimazione politica al piano di una opposizione che sta diventando sempre più extraparlamentare. Come ai vecchi tempi, i cattivi maestri pontificano, cretini, delinquenti e pazzi, agiscono. Il tutto sotto l’ombrello della Costituzione sacra e intoccabile, di quella parte della magistratura politicizzata, di chi sostiene che la volontà popolare non conta e chi vince le elezioni, se è Berlusconi, non può governare. Cambiamola, questa Costituzione, facciamo subito le riforme. Per questo, signor Presidente, le auguriamo di tornare subito in pista, più in forma di prima. Ne abbiamo bisogno.