martedì 11 marzo 2008

URANIO IMPOVERITO

Il 6 dicembre 2007 il ministro della difesa Parisi ha riferito alla
commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito che i
militari italiani morti per tumore in undici anni di missioni
all'estero sono settantasette. La cifra -ha però chiarito
onestamente- configura un'incidenza inferiore alla media della
popolazione maschile nello stesso periodo considerato. Parisi ha
giustamente concluso che l'unico effetto sortito finora dal balletto
di cifre sull'argomento è stato quello di creare ingiustificato
allarme tra i nostri soldati impegnati in teatri operativi come
Balcani, Afghanistan, Iraq e Libano.

Ma il presidente della commissione, Felice Casson (Pd), non sente
ragioni e vuole l'audizione dei capi del Sismi che si sono succeduti
dal 1996 al 2006 per accertare in quali luoghi sia stato usato
l'uranio impoverito. Insomma, sul banco degli imputati c'è sempre
lui, l'uranio impoverito, che ha sul collo addirittura una
commissione d'inchiesta apposita.

Già, perché la stessa parola «uranio» fa venire in mente la bomba
atomica, le radiazioni e, dunque, i tumori maligni. Eppure, più che
i capi del Sismi, si dovrebbe ascoltare gli scienziati, almeno per
sapere se il colpevole è stato trovato o si sta condannando un
innocente senza processo. Un amico medico mi ha spiegato che di
radiazioni viviamo attorniati, essendo esse emanate da un'infinità
di minerali. Tra le più pericolose ci sono quelle «gamma», emesse
dagli apparecchi ospedalieri per radiografie.

Ma basta uno schermo al piombo per neutralizzarle. Per giunta, per
poter giovarsi a qualunque scopo (civile o militare) della
radioattività

, occorrono grandi quantità di minerali contenenti
materiali radioattivi. Il piombo, dicevamo, la blocca per via della
sua alta densità e un foglio di piombo è sufficiente perché i
rilevatori «geiger» di radiazioni smettano di ticchettare.

Il piombo ha gli atomi così strettamente vicini da impedire il
passaggio delle radiazioni «gamma» e, a maggior ragione, quelle,
molto più deboli, «alfa» e «beta». Perché in guerra si usano
talvolta munizioni all'uranio al posto di quelle tradizionali di
piombo? Per la semplice ragione che l'uranio ha peso atomico 238 ed
è più denso del piombo (peso atomico 207), perciò più efficace
contro la corazza dei carri armati. Si tratta di uranio "impoverito"
perché, appunto, ha perso gran parte della sua carica radioattiva e
non può essere più utilizzato come combustibile per centrali
atomiche. Usarlo per certi tipi di proiettile è un sistema ingegnoso
per riciclare tale metallo. Metallo, attenzione, non gas o polvere.

Ciò significa che il proiettile all'uranio impoverito penetra
l'acciaio delle corazzature e, al massimo, si fonde con esso per il
calore dell'esplosione. Per giunta, essendo "impoverito" è
scarsissimamente radioattivo. Dunque, non si espande nell'aria e,
qualche eventuale scheggia (di dimensioni minutissime), dato il suo
peso ricadrebbe a pochi metri.

Per avere una (innocua) traccia di radioattività sugli uomini
occorrerebbe che un soldato andasse a piazzarsi proprio sul punto
d'impatto e ci stesse alcune ore seduto sopra. Eppure, questa storia
della letalità dell'uranio impoverito sembra avere la forza del
pacificamente accertato. Non sarà che tutto fa brodo pur di dare
addosso al «satana» americano?
Rino Camilleri
9-3-2008

2 commenti:

Crystal ha detto...

Io questa storia l'ho considerata da sempre una bufala colossale: l'importante è fare commissioni d'inchiesta inutili, bruciare altri milioni di euro per non approdare a nulla.
Ogni occasione è buona pur di dare addosso all'America

Crystal ha detto...

Posto tra i commenti un articolo di Carlo Panella, ripreso anche da Legno Storto, che è dello stesso parere

Uranio: giornalisti terroristi
Scritto da Carlo Panella
venerdì 07 dicembre 2007

Il terrorismo è all’attacco in Italia. Non quello delle Br, non quello di al Qaida: il terrorismo dei giornalisti.

Dopo i miliardi di morti di Aids, dopo le fanfaronate sull’aviaria, dopo l’esaltazione del Nobel per l’ambiente a un politico americano fallito – Al Gore- che consuma personalmente più energia “sporca” di una città africana, ecco la “campagna sull’uranio”.

Campagna ricca di potenzialità eversive, perché scatena, in modo assolutamente irresponsabile- il terrore del “nucleare” dentro la decennale polemica pacifista sulle missioni militari italiane.

Tutti i teatri di guerra contestati dal popolo arcobaleno – questa è la tesi dell’accusa- dal Golfo nel ’91, passando per la Bosnia, il Kosovo e l’Iraq, per arrivare all’Afghanistan, sarebbero stati teatro di una demenziale intossicazione dei nostri militari, provocata proprio dalle armi che generali imbecilli –su suggerimento dei “diabolici americani”- hanno consegnato nelle loro mani.

Per di più, queste armi, avrebbero mietuto morti sottili, una sorta di strisciante Chernobyl, tra la popolazione civile che abita nelle zone soggetto a bombardamenti. Il tutto, appunto, a causa dell’uranio impoverito utilizzato per aumentare al massimo la concentrazione della massa ponderale nei proiettili d’artiglieria.

Da anni, migliaia di articoli propalano questa tesi. Ma non è vera. Ma siccome deve essere vera, i titoli e gli articoli dei giornali la trasformano in vera.

Oggi, tutti i quotidiani italiani titolano grosso modo come Repubblica: “Uranio, 77 i militari morti”. Titoli che obbligherebbero la magistratura italiana –se esistesse una magistratura italiana e non fosse ormai una propaggine di poteri altri- a procedere d’ufficio per varie fattispecie di reato.

Non è affatto vero infatti che nulla indichi che 77 militari italiani sono morti a causa dell’uranio, ma è vero l’opposto: il ministro Parisi ha infatti comunicato che 77 sono i militari morti per tumore nel quinquennio 2001-2006 (campagne di Bosnia, Kosovo, Iraq e Afghanistan, per un totale di decine di migliaia di militari “esposti” ai proiettili con uranio impoverito). Morti per tumore –lo ripetiamo- per tutte le tipologie neoplastiche, non “per uranio”.

Un cifra, che non solo smentisce già a prima vista ogni allarmismo, ma indica addirittura che la mortalità per tumore tra questi militari è inferiore di un terzo alla mortalità per tumore della popolazione maschile italiana. La stessa proporzione vale per i militari con malattie oncologiche ancora in vita. Se si dovesse usare lo stesso metro degli allarmisti, queste statistiche, quindi, porterebbero alla conclusione opposta: l’uranio impoverito è un potente antitumorale perché i militari che lo maneggiano hanno molto meno tumori della media nazionale.

La pericolosità dell’uranio impoverito, è dunque una palla colossale, dunque, su un argomento delicatissimo,che merita sicuramente ulteriori accertamenti e prove (e approfondimenti statistici più accurati), ma che, al momento, dovrebbe essere quantomeno archiviata.
Invece no.

I media italiani – ormai in preda alla sindrome Lele Mora- sciacallano sulla pelle e sulla buona fede dei famigliari di alcuni militari morti di tumore che non si danno pace, che non accettano la terribile casualità del “male oscuro” e che –spinti da avvocati e associazioni antimilitariste- chiedono allo Stato di essere risarcite per avere provocato con l’uranio impoverito la morte dei loro congiunti.

Il massimo rispetto umano per queste famiglie, non può però significare anche il silenzio sui propalatori di questa falsa campagna d’allarme. Tra questi, l’ottimo Folco Accade, deliziosa persona che però ha il difetto di avere costruito attorno a sé un clima di totale, assoluta sfiducia da parte di tutte le forze politiche – anche quelle più pacifiste e antimilitariste- con l’estremismo velleitario delle sue denunce.

Continua così ad andare in scena l’ennesima campagna pavloviana del giornalismo più accattone d’Europa che vive di leggende metropolitane, purchè abbiano un qualche risvolto antiamericano.
Carlo panella
http://www.carlopanella.it/