martedì 23 dicembre 2008

IL SIGNIFICATO TEOLOGICO DEL NATALE

Mi prendo la libertà di fornire un brevissimo e del tutto inadeguato commento sul significato teologico del Natale nella teologia cristiana della Patristica, in pratica il cristianesimo antico, e sulle sue eredità posteriori. Quanto segue è appena l'enunciazione di un tema amplissimo.
La categoria di “pensiero misterico” è stata formulata dal teologo e studioso della liturgia Odo Casel, monaco benedettino morto poco dopo il secondo conflitto mondiale ed attivo soprattutto nella prima metà del Novecento. Il Casel ha mostrato come la teologia cristiana antica fosse costruita sulla base di principi diversi da quelli del pensiero scolastico, affermatosi nella teologia cattolica a partire dal secolo XIII ed ancora egemone agli inizi del Novecento, definendo tale modello teologico antico quale “pensiero misterico”, per il suo essere costruito attorno al culto cioè al mysterion o mysterium. All’interno di tale forma di riflessione teologica si rintraccia anche una specifica nozione del tempo, caratterizzata da tre elementi distintivi: questa dimensione temporale era ritenuta intervenire per il fedele durante la celebrazione del culto e tramite il medesimo; essa consisteva in una compartecipazione dell’interezza della storia di salvezza, dalle origini sino alla fine; inoltre, consentiva al cristiano una seppur imperfetta comunione con l’eternità divina.
Innumerevoli autori cristiani antichi e medievali hanno impiegato categorie misteriche nelle loro riflessioni teologiche e nei loro scritti spirituali, sostenendo che il cristiano, durante la liturgia ed attraverso la stessa, è direttamente compartecipe alle vicende commemorate ritualmente.
Ciò significa che il cristiano, mentre assiste alla partecipazione eucaristica, si trova presente agli atti ed alle parole salvifiche compiute da Cristo, le quali non sono affatto passate. E’ per questo che un termine molto comune presso teologi e “mistici” della Patristica per indicare tale dimensione spirituale e temporale è “oggi” (con il latino “hodie” ed il greco “semeron”).
In riferimento specifico al Natale, tale realtà spirituale trova espressione frequente nel concetto teologico della teogenesi interiore od adventus Christi, il quale è stato oggetto d’un classico studio ad opera di Hugo Rahner, col suo dettagliato articolo Die Gottesgeburt. Die Lehre der Kirchenväter von der Geburt Christi im Herzen des Gläubi­gen. Secondo quanto scrive questo studioso, il “concetto fondamentale di questa dottrina ascetica della grazia è dunque la discesa del Logos nel corpo della Vergine e la continuata ripetizione della nascita nel suo Corpo mistico.” Infatti, questo adventus consiste nella “santificazione dell’uomo ad opera della grazia che porta il cuore fino a Cristo: la speciale inabitazione di Cristo, compiuta attraverso la grazia, nel cuore dei credenti, che dal battesimo sono stati uniti nella Chiesa come in un solo corpo, è una misteriosa riproduzione e continuazione della nascita eterna del Logos dal Padre e della nascita temporale della Vergine.” Tutto ciò equivale a dire che Cristo “viene” nell’anima del fedele così come era venuto in passato con l’Incarnazione. E’ in questo senso che i monaci medievali scrivevano: “Hodie puer natus est nobis

1 commento:

ambra ha detto...

Grazie di queste parole che invitano a voler essere "veramente" partecipi di ogni evento della vita di Cristo, dal concepimento, alla nascita, alla morte.
Che il Signore ti sia sempre vicino.
Ambra