domenica 3 agosto 2008

LUCHY RICORDA

LA STRAGE DI BOLOGNA 2 agosto 1980

Era il primo mio giorno di ferie, allora, assieme alla famiglia ero partito da casa, ad 800 metri dalla stazione dove passavo davanti per andare via da casa, qualche ora prima dello scoppio con meta le colline reggiane per una "battuta di pesca" nel fiume Secchia, dove da anni andavo a passare qualche giornata per Barbi, Cavedani e qualche Trota.

Poco prima delle 11,00, in mezzo al fiume e con gli stivali addosso e l'acqua sino all'inguine, posto su una roccia a piombo su di una profondità di almeno 3 metri, sento un urlo da parte di mia moglie che stava dall'altra parte del fiume, tra gli alberi assieme al figlio, ad ascoltare musica dalla radio.

Urlo anch'io per chiedere cosa succede, dal momento che non è difficile da quelle parti trovare biscie o, al peggio, vipere.

Lei viene quasi di fronte a me e dice : < E' scoppiato qualcosa nel ristorante della stazione a casa, è crollata la parte sinistra della stazione, ci sono morti e parecchi.

Stavo con la canna diritta, quasi a pelo d'acqua e mi sono sentito mancare e per fortuna, mi sono gettato all'indietro cadendo in acqua, fredda ma che mi ha permesso di rialzarmi subito, visto che la profondità in cui mi sarei abissato con due "stivali pieni d'acqua" che tirano in basso, era sul davanti.

Rifeci tutto il giro del fiume per andare da loro, mi cambia in qualche modo e ripartimmo per tornare a casa, con un'unica fermata per un caffè doppio prima di Sassuolo, poi arrivammo davanti alla stazione a Bologna, poco dopo le 12, 20.

Un disastro, ancora si muoveva l'autobus locale utilizzato per portare via i cadaveri delle persone morte, qualche ambulanza che riusciva a portare feriti, anche gravi ma che poterono essere salvati.

Un amico, che faceva parte del CdiA dell'Istituto Ortopedico Rizzoli e che era non lontano dallo scoppio ma che non aveva ferite visibili, sembrava un "morto che cammina" perchè "rintronato" ( poi si seppe che aveva avuto lesione ai timpani ), amici del sindacato che erano tra coloro che lavoravano a mani nude per togliere i detriti, vidi anche un paio di colleghi di lavoro dell'Azienda in cui ero operaio in distacco tra cui un giovane parente di quella ragazza che in foto, appena portata fuori dal ristorante in cui lavorava, divenne il simbolo fotografico di quella tragedia : urlante con la faccia stravolta e che conoscevo perchè abitava proprio dentro una villetta del parco dell'Istituto Rizzoli, in cui ero abbastanza "di casa".

Partecipai all'organizzazione dei funerali, a quello che si definiva "servizio d'ordine" perchè ci si attendeva molta partecipazione, come in effetti avvenne e per un paio d'anni, quelli successivi, anche alla Commemorazione ma poi smisi perchè seguendo le varie fasi dell'indagine, cominciarono a nascere i dubbi e le notizie che filtravano dall'Associazione sulla mancata compattezza dei parenti, le ampliavano perchè troppo spesso sentivo parlare di "a quelli interessano solo i rapporti con il PCI", "abbiamo dubbi sulla colpevolezza conclamata nera", ecc. che non sto a spiegare qui.

Per qualche anno, dissi a chi mi chiedeva del perchè non mi rendessi disponibile ancora, che sarei ritornato quando l'allora Presidente dell'Associazione fosse cambiato, ma col nuovo dopo averlo sentito la prima volta parlare, mantenni se possibile ancora di più la mia "distanza" dall'evento, perchè è questo che è diventato : un evento, ma "targato".

Ho scritto altre volte, negli anni e dove potevo, che non ho mai pensato fossero colpevoli i 3 condannati, per una serie di circostanze che piano piano, troppo piano, uscivano da un clichè che giorno dopo giorno, anno dopo anno, mi sembrava sempre più preconfezionato.

Non da oggi, quindi, chi non si è messo le fette di mortadella sugli occhi ha la conferma di quanto pensava, ma non basta : per chi è stato condannato ingiustamente ma soprattutto per chi è stato "protagonista del dolore subito", DEVE ristabilirsi la VERITA'.

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