venerdì 26 agosto 2011



Ciao Ambra


La mia carissima sorella Ambra non è più tra noi .

Solo oggi riesco a venire qui tra le tue cose, in punta di piedi però, giusto il tempo per un fiore.

Ciao sorellina, non ti scorderò mai !

Maria

sabato 9 aprile 2011

QUESTO FA L'ITALIA (click)


Sviluppo, crescita e collaborazione tra Italia e Afghanistan

9/4/2011
HERAT - Sviluppo, crescita e collaborazione tra Italia e Afghanistan. Per quattro giorni il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, sarà in Afghanistan per "portare occasioni concrete di sviluppo e di crescita e rafforzare le opportunità di collaborazione con l’Italia". E’ questo lo scopo principale della missione, che si svolgerà tra Herat e Kabul fino a martedì 12 aprile. Herat sta mostrando i risultati degli sforzi di Isaf, nel portare tra la popolazione la speranza di una possibile vita "normale". Ne siamo stati testimoni, in due giorni di visita "turistica" nella città, accolti dalla gente con sorrisi, strette di mano e parole di apprezzamento per gli Italiani.
Siamo stati in giro ovunque, nella città vecchia e in quella più moderna, tra negozi, musei, ristoranti, feste tradizionali.
Con una guida che parlava italiano e senza scorta. Come qualsiasi turista... continua la lettura su www.cybernaua.it

CHE COSA FANNO FRANCIA ED EUROPA ?

mercoledì 6 aprile 2011

DA UN SOLDATO AI NOSTRI SOLDATI (click)

Petraeus ringrazia la Julia e accoglie la Folgore

Il generale americano sottolinea l’impegno dei soldati italiani in Afghanistan

Articolo pubblicato il: 2011-04-05

HERAT - «Grazie mille» dice in italiano il generale David Petraeus, numero uno della missione Isaf in Afghanistan, rivolto ai militari schierati nella grande base assolata di Camp Arena, ad Herat.
Ieri è giorno di passaggio di consegne: dopo sei mesi tornano a casa gli alpini della Julia, arrivano i parà della Folgore e Petraeus non è voluto mancare (una presenza non dovuta, la sua) per dire «mille grazie», appunto, «al popolo italiano e soprattutto a questi soldati che hanno svolto con serenità un grandissimo e ottimo lavoro. È grazie al loro sforzo che è stato possibile includere la città di Herat fra le sette aree che dal mese di luglio verranno formalmente riconsegnate alle autorità afghane». Il ministro della Difesa, Ignazio la Russa, seduto a fianco del generalissimo Usa, gongola. La “transizione” della responsabilità dalla Nato alle autorità afghane parte proprio da Herat «e questo - dice, girando i complimenti ai diretti destinatari - è un tangibile riconoscimento delle capacità del nostro contingente e della qualità del lavoro svolto dalla coalizione a comando italiano nell’ovest del Paese». Herat agli afghani è dunque «un importantissimo risultato», ma è anche «solo l’inizio di una nuova fase. Che non sarà semplice», avverte La Russa (ieri in maglione e pantaloni sportivi, «senza mimetica, sennò dicono che sono un guerrafondaio»). «Sappiamo che potranno esservi pericoli nuovi e crescenti, perfino maggiori degli anni precedenti, perché per la prima volta abbiamo preso e andremo a mantenere posizioni dove solo pochi mesi fa c’erano soltanto “insurgent”, terroristi e talebani. Tuttavia sappiamo che è un compito che dobbiamo svolgere per poter avere la certezza, o almeno la fondata speranza, di completare nei tempi previsti la missione cui siamo chiamati, per poter avere la coscienza a posto». Di sicuro, «la transizione richiederà ancora impegno e sforzi». Per quanto tempo? «Dipende dai risultati conseguiti sul campo», risponde La Russa, che però azzarda: «Se si continua con il ritmo attuale è realistico che la riconsegna di tutto l’Afghanistan agli afghani possa avvenire entro il 2014, quando il contingente internazionale potrebbe occuparsi solo di addestramento». Ci sarà anche l’Italia in quest’ultima fase? «Certo, ritengo di sì, anche perché in questo campo siamo i migliori - osserva il ministro - ma si tratterebbe di un impegno molto minore di quello attuale: 2-300 uomini non rappresentano un peso» se si considera che oggi il contingente è a quota 4.200, il livello massimo mai raggiunto.

giovedì 17 marzo 2011

PER I NOSTRI EROI

Una preghiera per i morti, affinché proteggano i vivi.

martedì 15 marzo 2011

venerdì 11 marzo 2011

CHE DIO SIA CON TE E LA TUA FAMIGLIA. (click)



È scampato alla guerra, lo salvi l’Italia

In Afghanistan il caporale Luca Barisonzi fu centrato da una raffica alla schiena, un suo commilitone morì. Adesso è ricoverato al Niguarda di Milano. Resterà paralizzato e ha bisogno di aiuti concreti per vivere

martedì 1 marzo 2011

L'AMORE VINCE TUTTO



L'intera famiglia di questa bimba è stata sterminata. I ribelli afgani volevano uccidere anche lei, sparandole alla testa...ma hanno sbagliato mira è la bimba si è salvata ed è in via di guarigione, ma continua a piangere e a lamentarsi.
L'unico che riesce a calmarla è John che ha trascorso le ultime 4 notti tenendola in braccio e hanno dormito su questa sedia. La piccola recupera piano piano.
Questo dovremmo vedere ai telegiornali. Fategli fare il giro della terra.

IN MEMORIA DEI NOSTRI EROI

lunedì 28 febbraio 2011

ANCORA DOLORE E MORTE (click)



Una prece per il Tenente Massimo Ranzani e tanti amorosi auguri per i quattro Commilitoni feriti.

sabato 26 febbraio 2011

CHE DIO VI ACCOMPAGNI (click)



AFGHANISTAN
Livorno, nuova missione 'Folgore'

martedì 15 febbraio 2011

PRIMA CHE SIA TARDI "ASCOLTIAMO"...

ANTOLOGIA DEL PENSIERO DI GIOVANNI FALCONE! IL PRIMO A CHIEDERE LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE
pubblicata da Tato Tripodo il giorno martedì 15 febbraio 2011 alle ore 20.53

In questi brani c'è tutto il riformismo di Giovanni Falcone grande uomo di giustizia preso ad esempio insieme al giudice borsellino come un modello da seguire!

Bene dott. Palamara e con lei tutto il pool di Milano vi consiglio di leggere questa breve antologia dei pensieri di Giovanni Falcone:



1) Il CSM è diventato anzichè organo di autogoverno e di garante della magistratura, una struttura da cui il magistrato si deve guardare... con le correnti interne diventate cinghia di trasmissione della lotta politica. ( La Repubblica 20 maggio 1990)



2) Quanti altri danni deve produrre questa politicizzazione della giustizia? ( La Stampa 6 settembre del 1991).



3) IO dico che bisogna stare attenti a non confondere la politica con la giustizia penale. In questo modo l'Italia pretesa culla del diritto, rischia di diventarne la tomba. ( La Stampa 6 settembre del 1991).



4) Non si può investire della cultura del sospetto tutto e tutti. La cultura del sospetto non è l'anticamera della verità. La cultura del sospetto è l'anticamera del khomeinismo. ( citato in Mario Patrono, " il cono d'ombra" MIlano 1996).



5) Mi sento di condividere l'analisi secondo cui , in mancanza di controlli istituzionali sull'attività del PM, saranno sempre più grandi i pericoli che influenze informali e collegamenti occulti con centri occulti di potere possano influenzare l'esercizio di tale attività...Mi sembra giunto il momento di razionalizzare e coordinare l'attività dei PM finora reso praticamente irresponsabile da una visione feticistica della obbligatorietà dell'azione penale e della mancanza di tali controlli su tale attività. ( convegno di Senigallia 15 Marzo 1990).



6)Il PM non deve avere nessun tipo di parentela col giudice e non essere, come invece oggi è, una specia di paragiudice.... Chi come me , richiede che siano invece giudice e PM due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come nemico della indipendenza della magistratura; un nostalgico della discrezionalità dell'azione penale desideroso di porre il PM sotto il controllo dell'Esecutivo. ( la Repubblica 3 ottobre 1991)

MONITO

lunedì 14 febbraio 2011

AFGHANISTAN: INAUGURATA CON GLI ALPINI SCUOLA FEMMINILE NEL GULISTAN (click)

La vita dei nostri Soldati è stata sacrificata anche per queszto.

martedì 18 gennaio 2011

"Ucciso da un terrorista in divisa"(click)



Caporalmaggiore Luca Sanna.
Una preghiera per Te.

domenica 2 gennaio 2011

Hai visto nonno? Anch’io adesso sono diventato un alpino Proprio come te

Voglio ringraziare a nome mio, ma soprattutto a nome di tutti noi militari in missione, chi ci vuole ascoltare e non ci degna del suo pensiero solo in tristi occasioni come quando il tricolore avvolge quattro alpini morti facendo il loro dovere.
Corrono giorni in cui identità e valori sembrano superati, soffocati da una realtà che ci nega il tempo per pensare a cosa siamo, da dove veniamo, a cosa apparteniamo...
Questi popoli di terre sventurate, dove spadroneggia la corruzione, dove a comandare non sono solo i governanti ma anche ancora i capi clan, questi popoli hanno saputo conservare le loro radici dopo che i migliori eserciti, le più grosse armate hanno marciato sulle loro case: invano. L'essenza del popolo afghano è viva, le loro tradizioni si ripetono immutate, possiamo ritenerle sbagliate, arcaiche, ma da migliaia di anni sono rimaste immutate. Gente che nasce, vive e muore per amore delle proprie radici, della propria terra e di essa si nutre. Allora riesci a capire che questo strano popolo dalle usanze a volte anche stravaganti ha qualcosa da insegnare anche a noi.
Come ogni giorno partiamo per una pattuglia. Avvicinandoci ai nostri mezzi Lince, prima di uscire, sguardi bassi, qualche gesto di rito scaramantico, segni della croce... Nel mezzo blindo, all'interno, non una parola. Solo la radio che ci aggiorna su possibili insurgents avvistati, su possibili zone per imboscate, nient'altro nell'aria... Consapevoli che il suolo afghano è cosparso di ordigni artigianali pronti ad esplodere al passaggio delle sei tonnellate del nostro Lince.
Siamo il primo mezzo della colonna, ogni metro potrebbe essere l'ultimo, ma non ci pensi. La testa è troppo impegnata a scorgere nel terreno qualcosa di anomalo, finalmente siamo alle porte del villaggio...
Veniamo accolti dai bambini che da dieci diventano venti, trenta, siamo circondati, si portano una mano alla bocca ormai sappiamo cosa vogliono: hanno fame...
Li guardi: sono scalzi, con addosso qualche straccio che a occhio ha già vestito più di qualche fratello o sorella... Dei loro padri e delle loro madri neanche l'ombra, il villaggio, il nostro villaggio, è un via vai di bambini che hanno tutta l'aria di non essere li per giocare...
Non sono li a caso, hanno quattro, cinque anni, i più grandi massimo dieci e con loro un mucchio di sterpaglie. Poi guardi bene, sotto le sterpaglie c'è un asinello, stracarico, porta con sé il raccolto, stanno lavorando... e i fratelli maggiori , si intenda non più che quattordicenni, con un gregge che lascia sbigottiti anche i nostri alpini sardi, gente che di capre e pecore ne sa qualcosa...
Dietro le finestre delle capanne di fango e fieno un adulto ci guarda, dalla barba gli daresti sessanta settanta anni poi scopri che ne ha massimo trenta... Delle donne neanche l'ombra, quelle poche che tardano a rientrare al nostro arrivo al villaggio indossano il burqa integrale: ci saranno quaranta gradi all'ombra...
Quel poco che abbiamo con noi lo lasciamo qui. Ognuno prima di uscire per una pattuglia sa che deve riempire bene le proprie tasche e il mezzo con acqua e viveri: non serviranno certo a noi... Che dicano poi che noi alpini siamo cambiati...
Mi ricordo quando mio nonno mi parlava della guerra: “brutta cosa bocia, beato ti che non te la vedarè mai...” Ed eccomi qua, valle del Gulistan, Afghanistan centrale, in testa quello strano copricapo con la penna che per noi alpini è sacro. Se potessi ascoltarmi, ti direi “visto ,nonno, che te te si sbaià...”
Caporal Maggiore - Valle del Gulistan, novembre 2010

sabato 1 gennaio 2011

Caporal Maggiiore Matteo Miotto - Alpino


Ciao ragazzo, saluta per me i fratelli che ti hanno preceduto e continua con loro a proteggerci anche di lassù. Ambra

venerdì 17 settembre 2010

PER TE ALESSANDRO ROMANI DAL FRATELLO DAGOBERTO



Ambra vi ricorda e vi ricorderà sempre